Guardate le Dolomiti al tramonto da un balcone della Val di Fassa e capirete perché queste montagne sono diventate Patrimonio dell'Umanità. Ma le pareti che si accendono di rosa raccontano anche un'altra storia, più antica di qualunque riconoscimento: quella di un re dei nani e del suo giardino di rose. In questo articolo vi raccontiamo entrambe.
Il riconoscimento UNESCO del 2009
Il 26 giugno 2009, a Siviglia, il Comitato del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO ha iscritto le Dolomiti nella Lista del Patrimonio Mondiale come bene naturale. Il riconoscimento premia due aspetti: la straordinaria bellezza del paesaggio, con le sue pareti verticali, le guglie e i contrasti di colore, e l'eccezionale valore geologico. Le rocce dolomitiche, infatti, conservano la testimonianza di antiche scogliere e ambienti marini del periodo Triassico, nati dopo la più grande estinzione di massa della storia della vita sulla Terra.
Nove sistemi, un unico bene
Le Dolomiti UNESCO non sono un'unica area continua, ma un bene seriale composto da nove sistemi montuosi, che si estendono per circa 142.000 ettari in cinque province (Belluno, Bolzano, Trento, Pordenone e Udine) e tre regioni. Per coordinarne la tutela, nel 2010 le province e le regioni coinvolte hanno dato vita alla Fondazione Dolomiti UNESCO.
I gruppi UNESCO attorno alla Val di Fassa
La Val di Fassa è circondata da alcune delle montagne comprese nel bene. Due sistemi, in particolare, si vedono dalla valle:
- la Marmolada, la vetta più alta delle Dolomiti, con il suo ghiacciaio sul versante nord;
- il sistema Sciliar, Catinaccio e Latemar, che comprende proprio le pareti del Catinaccio che dominano la parte centrale della valle, sopra Pozza e Vigo.
Poco più a sud si trova anche il sistema delle Pale di San Martino, raggiungibile attraverso i passi. Tutto intorno, gruppi come il Sella e il Sassolungo completano un panorama che, dalla valle, sembra non finire mai.
La leggenda di Re Laurino
Molto prima che si parlasse di UNESCO, i ladini spiegavano con una leggenda il colore delle loro montagne. Si racconta che nel cuore del Catinaccio vivesse Laurino, re di un popolo di nani, padrone di ricchezze nascoste nella roccia. Il suo tesoro più prezioso era un meraviglioso giardino di rose, che fioriva davanti al suo palazzo di cristallo e che dava alla montagna un colore rosso vivo.
Le versioni della storia sono diverse, ma il finale è sempre lo stesso. In una delle più diffuse, Laurino rapisce Similde, la bellissima figlia del re dell'Adige, e il padre marcia con i suoi uomini verso il regno dei nani per liberarla. Il re dei nani indossa una cintura magica che lo rende invisibile, ma muovendosi nel giardino calpesta alcune rose: seguendo i fiori spezzati, i soldati lo trovano e lo catturano. Convinto di essere stato tradito proprio dalle sue rose, Laurino pronuncia una maledizione: nessun occhio umano avrebbe mai più potuto ammirare il suo giardino, né di giorno né di notte.
Laurino, però, aveva dimenticato il crepuscolo, quel breve momento che non è più giorno e non è ancora notte. Ed è per questo che, all'alba e al tramonto, le rose tornano a fiorire per pochi minuti sulle pareti del Catinaccio.
L'enrosadira
Il fenomeno ha un nome ladino: enrosadira. È il momento in cui le pareti dolomitiche, illuminate dalla luce radente del sole che sorge o che tramonta, si colorano di rosa, arancio e rosso. Il Catinaccio, che in tedesco si chiama non a caso Rosengarten, "giardino delle rose", è la montagna più legata alla leggenda, ma lo spettacolo si ripete su molti gruppi dolomitici.
Un mondo di racconti
La leggenda di Re Laurino è solo una delle tante storie che la tradizione orale ladina ha tramandato. Nei racconti della Val di Fassa compaiono streghe, draghi, animali del bosco e creature magiche come le vivènes, i salvans e le bregostènes, oltre ai personaggi del ciclo epico del Regno dei Fanes. Molte di queste storie sono raccolte e studiate dall'Istituto Culturale Ladino e raccontate anche al Museo Ladin de Fascia.
Come godersi l'enrosadira
- Scegliete una serata limpida: con nuvole basse o foschia il fenomeno è meno intenso.
- Cercate un punto con vista libera verso le pareti rivolte a ovest, che ricevono l'ultima luce del giorno: in valle ci sono molti prati e belvedere adatti.
- Arrivate con qualche minuto di anticipo: l'enrosadira dura poco e cambia colore di continuo.
- Con i bambini, raccontate la storia di Laurino mentre aspettate: il tramonto diventerà un ricordo speciale.
Per scoprire iniziative ed escursioni dedicate alle Dolomiti UNESCO e alle leggende ladine, potete consultare i canali ufficiali dell'ApT Val di Fassa su fassa.com.
Dormire a Pozza di Fassa
Casa Tania offre due appartamenti indipendenti a Pozza di Fassa, nel cuore della valle: cucine complete, lavatrice, Wi-Fi, deposito per sci e biciclette e parcheggio pubblico gratuito a 50 metri. Uno per le famiglie fino a sei persone, uno per coppie e piccoli nuclei.